Legambiente Calabria
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Campi di Volontariato

Parco nazionale dell’Aspromonte, riperimetrato:

Tagliuzzato e sfrangiato senza alcuna idea di futuro.



Dov’è la politica territoriale dell’area protetta a promozione e sostegno dell’economia di qualità, in cui la concreta ed effettiva conservazione della natura diviene elemento di forza per agricoltura, turismo, artigianato, gestione forestale certificata, allevamento, prodotti tipici, centri di cultura, ricerca?”. E’ quello che si chiedono Legambiente e Club Alpino Italiano, alla notizia dell’avvenuta riperimetrazione del Parco nazionale dell’Aspromonte che prevede “ben 10.500 ettari in meno, risultato di anni di assenza di una vera politica territoriale dell’Ente parco, esattamente l’opposto di quanto continuamente chiesto e sollecitato dalle Associazioni ambientaliste”.
 
Andare a caccia sembra, infatti, essere stato l’unico criterio, l’unica visione, su cui il “sarto” ha fatto la scelta, tagliuzzando e sfrangiando i confini in modo tale che il vestito cadesse a pennello sui Comuni, tra i quali alcuni partecipano al territorio del parco con meno di 100 ettari (qualcuno addirittura con 2 ettari) e lasciando, invece, nudi i significativi territori che una decina di Amministrazioni comunali metteva a disposizione per entrare a far parte delle politiche di qualità proprie dell’Ente. Inoltre, si registra il favore con cui è stata accolta l’improvvisa generosità di chi, solo qualche mese fa, ha sentito con urgenza la necessità di donare al parco alcuni ettari “particolari” in aggiunta a quelli già messi a disposizione.
 
Mentre l’agricoltura nel parco, non aiutata, soffre i danni causati da maiali e da ibridi tra maiali e cinghiali e arrivano decine di richieste di risarcimento, in questi stessi giorni l’Ambito Territoriale di Caccia RC1, che comprende tutti i comuni della fascia tirrenica reggina e confina con il parco, ha acquistato e liberato altri 150 cinghiali!!

Legambiente e CAI invitano chi gestisce la caccia negli ATC ad impegnare le risorse a loro disposizione per realizzare miglioramenti ambientali utili a tutti (caccia compresa) e a farla finita con il comprare e liberare “polli e cinghiali” utili solo ad una finta e pessima caccia, causa di ulteriori danni all’agricoltura.
 
Legambiente e CAI sollecitano, quindi, il Consiglio direttivo dell’Ente Parco a dimostrare di esistere, come si suol dire “a battere un colpo”, e a cambiare velocemente rotta, sottolineando come lo sviluppo della Calabria e della provincia reggina sia stato pesantemente e negativamente segnato dal cemento per cui, ad esempio, i soldi del parco non dovrebbero produrre altro cemento, quanto piuttosto dare concreta risposta alle esigenze di effettiva conservazione della natura quale elemento di forza per agricoltura, turismo, artigianato, gestione forestale certificata, allevamento, prodotti tipici, centri di cultura e ricerca.
 


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