
Una caccia che ha l’odore dell’illegalità e il suono dello sparo, quella che ogni anno sfrutta le ondate migratorie di falchi e cicogne e viola le leggi dello Stato e della natura. E’ proprio di ieri la notizia di due fermi da parte del NOA, il Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato, a carico di altrettanti rappresentanti di questa “tradizione indecorosa”.
«In questi giorni – ha spiegato il presidente di Legambiente Calabria Antonino Morabito -, la migrazione sui cieli dello Stretto ha raggiunto il suo culmine. Già dal pomeriggio di venerdì alcune migliaia di falchi hanno, infatti, volteggiato tra Scilla e Cariddi e proseguito il proprio viaggio verso le regioni del centro-nord Europa».
Nonostante le ali, però, non tutti riescono a superare l’ostacolo degli odierni “mostri marini” dell’epopea classica che, per tenersi al passo coi tempi, si sono dotati di armi e munizioni. «Si continuano a sentire molti colpi di fucile – ha aggiunto Morabito – da località come Calanna e Pellegrina, mentre l’azione di controllo svolta dai trenta uomini del Corpo Forestale dello Stato, a cui va il plauso di tutti i cittadini onesti, ha consentito di fermare due bracconieri a Campo Calabro e Catona».