Per Legambiente la strategia energetica italiana dovrebbe puntare su quattro pilastri fondamentali:
• Riduzione dei consumi civili. Perché è possibile ridurre la domanda elettrica e termica con interventi che riguardano gli usi razionali dell’energia, gli sprechi nelle abitazioni (fissando standard prestazionali e rendendo obbligatorio l'utilizzo del solare termico), premiando l’utilizzo di energia nelle ore fuori dai picchi della domanda e l’uso di elettrodomestici e impianti ad alta efficienza (con il divieto di vendita delle tecnologie più energivore), la diffusione di centrali di microcogenerazione nei grandi complessi pubblici e privati, il teleriscaldamento di quartiere.
• Efficienza nella produzione energetica, il modello verso cui spingere è quello di centrali di cogenerazione e trigenerazione - capaci di produrre elettricità e calore - di dimensioni contenute (poche decine di MegaWatt), e distribuite sul territorio, che utilizzino il gas come fonte di transizione viste le minori emissioni e la maggiore efficienza possibile. Negli impianti industriali e nel parco centrali esistente occorrono interventi di razionalizzazione e recupero energetico nei processi produttivi, di aumento del rendimento che permettano la chiusura di impianti vecchi e inquinanti.
• Riduzione dei consumi energetici del settore trasporti. Perché è possibile diminuire i consumi di petrolio: spostando gli investimenti dalla strada alla ferrovia e al cabotaggio, rilanciando il trasporto pubblico in ambito urbano e di tutte le politiche che ne favoriscono il rafforzamento, utilizzando la leva fiscale per orientare il mercato e le tecnologie che producono meno emissioni, dando una prospettiva allo sviluppo dei biocarburanti con il coinvolgimento del mondo agricolo e secondo le diverse possibilità del territorio italiano.
• Sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. E’ possibile realizzare una significativa diffusione dell’eolico (a terra e off shore, fino a 35.000 GWh di energia elettrica prodotta), del solare fotovoltaico e a concentrazione (15.000 GWh) e termico, dove le potenzialità di diffusione nel nostro Paese sono praticamente infinite. E’ fondamentale avviare programmi che permettano di aumentare la produzione idroelettrica intervenendo sulle tecnologie delle centrali esistenti e diffondendo impianti di piccola taglia che utilizzano piccoli salti e acquedotti, che approfondiscano le potenzialità del geotermico profondo e di quello a bassa entalpia per i fabbisogni domestici, che aiutino la diffusione di impianti di piccola taglia da biomasse che utilizzino risorse forestali e agricole locali per produrre elettricità e calore per il teleriscaldamento. Per compiere questo salto di qualità occorrono regole chiare di integrazione edilizia e nel paesaggio, incentivi trasparenti come il “conto energia”, risorse per la ricerca.
Per Legambiente la soluzione all’emergenza rifiuti sta nella gestione integrata dei rifiuti basata sul principio delle 4 R. E allora la prima azione da praticare è la riduzione delle quantità prodotte e della loro pericolosità. Quindi il riuso, il riciclaggio da raccolta differenziata, che riesce a raggiungere ottime performance solo con i sistemi domiciliari, e il compostaggio di qualità, che permette di fissare al suolo il carbonio che altrimenti verrebbe emesso in atmosfera. Solo alla fine le due opzioni di smaltimento e quindi il recupero energetico dalla frazione residuale dei rifiuti non altrimenti riciclabile, in impianti industriali adeguatamente ambientalizzati o, in alternativa, in impianti dedicati, ma senza sovradimensionarne il numero e la taglia, lasciando alla discarica lo smaltimento dei materiali che davvero non possono avere altra destinazione possibile.
Per realizzare questo modello Legambiente propone di:
• modificare sostanzialmente il Codice ambientale, recuperando i principi ispiratori del decreto Ronchi e soprattutto della normativa europea approvata o in cantiere;
• aumentare i costi dello smaltimento in discarica dei rifiuti. Ad oggi l’auspicato aumento del costo di conferimento conseguente all’implementazione della nuova normativa sulle discariche in vigore dal 2003 non si è ancora concretizzato. E’ per questo che le Regioni devono utilizzare al meglio lo strumento disponibile dal lontano 1995, e cioè l’ecotassa regionale, il sovrapprezzo al conferimento in discarica nato per disincentivare lo smaltimento finale, premiando i comuni più virtuosi con uno sconto sull’imposta regionale. Contemporaneamente il Parlamento italiano dovrebbe riaggiornare la legge che ha istituito l’ecotassa aumentando il sovrapprezzo e finalizzando i proventi della tassa sulla promozione delle azioni di riduzione, raccolta differenziata e riciclaggio molto di più di quanto sia previsto oggi;
• aumentare la resa quantitativa e qualitativa della differenziata dei Comuni italiani reimpostando il nuovo servizio di raccolta sui sistemi domiciliari. A tal proposito i finanziamenti regionali e provinciali vanno utilizzati in via prioritaria per finanziare il passaggio dal sistema di raccolta stradale a quello domiciliare;
• incentivare i sistemi più efficaci: da una parte i Comuni devono praticare al meglio gli strumenti attivati in una piccola parte delle oltre ottomila amministrazioni italiane per ridurre i quantitativi di rifiuti prodotti e smaltiti in discarica: diffondendo i sistemi di tariffazione puntuale e gli acquisti verdi previsti da una legge nazionale del 2003 (ampiamente disattesa anche perché difficilmente applicabile), e i programmi di compostaggio domestico, che permettono immediatamente di ridurre le quantità di organico conferite in discarica; dall’altra vanno incentivate, anche economicamente, quelle pratiche industriali che riducono l’uso di imballaggi o di materiali difficilmente riciclabili, mentre occorre sensibilizzare gli operatori commerciali e gli utenti finali ad una oculata scelta dei prodotti e degli acquisti, evitando spese spesso inutili, come nel caso delle acque minerali;
Nelle regioni ancora commissariate per l’emergenza rifiuti, occorre tornare in tempi brevi al regime ordinario per superare la fase commissariale che non ha risolto il problema, ha sperperato risorse pubbliche, ha deresponsabilizzato gli enti locali e non ha coinvolto le comunità locali nelle scelte, acuendo le tensioni sociali e rallentando la necessaria costruzione degli impianti. Visto il rilevante contributo al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera, il Parlamento italiano deve trovare lo strumento per riconoscere un premio economico all’attività dei consorzi per il riciclaggio dei rifiuti (imballaggi, rifiuti pericolosi come oli usati e batterie esauste, raee, rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, etc.) e soprattutto per la produzione del compost di qualità.