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venerdì 22 maggio 2009
ECOMOSTRI IN CALABRIA, ECCO I "TOP SEVEN". LEGAMBIENTE: "QUANDO SARANNO TUTTI GIU' PER TERRA?"

«Nel giorno in cui in Liguria, nel Parco regionale di Portovenere, è stato finalmente abbattuto lo scheletrone in cemento armato di Palmaria – dichiara Antonino Morabito, presidente di Legambiente Calabria – vogliamo puntare l’attenzione su sette ecomostri che sono emblema dello spreco di risorse e territorio in Calabria: l’Aviosuperficie di Scalea (CS), l’Ecomostro di Fiuzzi 1 a Praia a Mare (CS), l’Ecomostro di Fiuzzi 2 a Praia a Mara (CS), la Palafitta a Falerna (CZ), gli Abusi nell’Area marina protetta di Capo Rizzuto (KR), gli Abusi nell’Area archeologica di Capo Colonna (KR), l’Albergo a quattro stelle di Saline Joniche (RC)».
«Dopo gli abbattimenti dell’ecomostro di Stalettì e l’avvio della demolizione delle villette abusive in località Zolfara di Rossano – dichiara Franco Falcone, direttore di Legambiente Calabria -  vorremmo si moltiplicassero anche da noi le belle giornate per il paesaggio e la legalità, fermando subito ogni ulteriore danno come potrebbe avvenire nel caso dell’Aviosuperficie di Scalea. E’ un’opera che è servita e potrebbe servire solo come spreco di risorse pubbliche e per fare ancora la "fortuna" di imbonitori sempre in azione a raccontare fandonie ai calabresi. Alla politica regionale chiediamo invece di procedere celermente, unita e con determinazione nell’abbattimento dei tantissimi ecomostri più volte segnalati nei nostri rapporti».
All’interno del dossier “Tutti giù per terra, Viaggio nel Paese degli ecomostri e del cemento selvaggio”, Legambiente fa una selezione degli ecomostri calabresi doc, per alcuni dei quali l’ordine di demolizione risale addirittura a decine di anni fa, ma che sono ancora tutti in piedi. “Quando, finalmente, saranno tutti giù per terra?” è la domanda di Legambiente.

Ufficio Stampa Legambiente Calabria (tel. 339.5212487)
stampa@legambientecalabria.org
www.legambientecalabria.org


SCHEDA – Ecomostri in Calabria, ecco i “Top Seven” ancora in piedi:

1. Aviosuperfice di Scalea (CS)
Risale al 2006 l’apertura dell’aeroporto di terza categoria costruito accanto al fiume Lao e a 100 metri dal mare. Un’opera paradossale stretta tra il mare, il Parco e il fiume, per lo più realizzata con un bel po’ di soldi pubblici.
L’ennesima squallida speculazione edilizia, che si abbatte sulla costa tirrenica calabrese.  Perché la costruzione non è stata prevista né dai piani di trasporto regionali, né da quelli provinciali, ma è andata avanti nonostante fosse in concorrenza con la realizzazione della metropolitana di superficie, che doveva spostare su ferrovia il grande traffico della statale 18.

2. Ecomostro di Fiuzzi 1 a Praia a Mare (CS)
A rimettere in moto i cantieri dell’ecomostro di Fiuzzi ci ha pensato alla fine del 2007 la sentenza del giudice di Scalea. Condanne irrisorie per Antonino Praticò, allora capo ufficio tecnico, e Giovanni Argirò, ex sindaco di Praia a Mare e assoluzione per Emilio Polillo, responsabile unico della Mediterranea Spa. 52mila metri cubi di edifici su un’area SIC delle coste cosentine, a Fiuzzi, giusto di fronte all’isola di Dino. Una colata di cemento che ha sventrato uno dei tratti costieri più belli della Calabria. Si tratta di un hotel a cinque stelle con 700 posti letto, piscina, sala conferenze e tutti i comfort…per un valore stimato di 25 milioni di euro.

3. Ecomostro di Fiuzzi 2 a Praia a Mare (CS)
Guarda dall’alto l’ecomostro 1, in località Foresta di Praia, il secondo albergo con cui si tenta di trasformare definitivamente questo incantevole pezzo di costa tirrenica. Un’ intera collina trasformata in hotel. La Procura della Repubblica di Paola, nell’ottobre del 2006 ha messo i sigilli, iscrivendo nel registro degli indagati l’amministratore unico della World Club Hotels, la proprietà dell’immobile, e il responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Praia a Mare e già indagato per la vicenda dell’Ecomostro 1.
A questi due ecomostri ne va aggiunto un altro. Il cosiddetto Summer day, un altro complesso turistico sul mare.

4. Palafitta a Falerna (CZ)
Un caso eclatante di cemento in spiaggia, se non addirittura in mare: “Palafitta” è il soprannome con cui i cittadini e i turisti di Falerna, in provincia di Catanzaro, hanno ribattezzato la costruzione realizzata sul bagnasciuga. Con i suoi tre piani per 1260 metri cubi, sfida da decenni le onde essendo stata costruito direttamente sulla battigia e nei giorni di mare leggermente mosso sembra che galleggi.

5. Abusi nell’Area marina protetta di Capo Rizzuto (Kr)
Nel 1999 un censimento realizzato dalla Capitaneria di Porto di Crotone contò 75 costruzioni illegali. Alcuni anni dopo, con l’operazione Isola Felice, la questura di Crotone mise i sigilli a centinaia di case abusive: gran parte degli immobili sequestrati, risulterebbe di proprietà di persone affiliate alla cosca degli Arena. Le indagini hanno portato alla denuncia di 250 persone. Ma niente sembra fermare il mattone abusivo. Nel 2004 un nuovo censimento rileva, tra costa ed entroterra, oltre 800 immobili fuori legge. Stante l’inerzia delle amministrazioni locali, la Procura della Repubblica di Crotone lo scorso giugno, ha firmato il contratto con una ditta di demolizioni per
abbattere i primi 18 manufatti.

6. Abusi nell’Area archeologica di Capo Colonna (KR)
Sono 35 gli immobili abusivi che violentano l’area archeologica sul promontorio di Capo Colonna. Nonostante l’ordine di confisca della Corte di Cassazione, il comune di Crotone fa finta di niente. Una vicenda giudiziaria che inizia nel 1995, quando il pretore dell’epoca dispose il sequestro di centinaia di metri cubi in cemento armato sorti su una delle aree archeologiche più vaste d’Europa nel silenzio più totale degli amministratori locali. Dopo 13 anni, il lungo iter giudiziario si è concluso, ma la vergogna di cemento, fatta di villette, condomini, scalinate a mare e cortili, che impedisce il completamento del parco archeologico resta intatta.

7. Albergo a quattro stelle di Saline Joniche (Rc)
L’hanno collaudato nel 2001, ma non hanno fatto neppure l’inaugurazione. Però hanno incassato un bel gruzzolo di fondi pubblici.  Così oggi quello che doveva essere l’unico hotel di lusso tra Saline Joniche e Bova Marina è soltanto uno scheletro di cemento armato, peraltro in uno stato di lento decadimento a causa dell’erosione del mare, acuito dalle nuove fratture apparse nella zona e causate dalle pessime condizioni geomorfologiche del terreno.
Secondo le indagini avviate nel 2006 sarebbe stato determinante il ruolo di alcuni collaudatori regionali, di un perito geologo, un assicuratore e due funzionari comunali. E’ emerso anche l'affidamento dei lavori a due imprese vicine a Giuseppe Morabito, u Tiradrittu, capo clan delle cosche della costa Jonica reggina.

 

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