“NO ALLA CENTRALE A CARBONE DI SALINE JONICHE,
sì ALLA GREEN ECONOMY”
LEGAMBIENTE RILANCIA
“LA CALABRIA DIVENTI CAPOFILA IN EUROPA
PER PRODUZIONE DI ENERGIE RINNOVABILI”
La salute dell’ambiente prima dei profitti. Questo lo spirito con cui
“Il ‘carbone pulito’? Una contraddizione in termini e l’ipocrisia di chi lo sostiene. Non solo la sua combustione produce i così banditi gas serra ma persino la sua estrazione è, da sempre – ha spiegato Antonino Morabito, presidente Legambiente Calabria - causa di tantissime morti. Una tragedia su tutte quella del Bois du Cazier di Marcinelle, in Belgio, in cui l’8 agosto del 1956 morirono 262 minatori (di cui 136 italiani), erta ad emblema degli incidenti sul lavoro. Ultime tragedie, in ordine di tempo il 21 novembre scorso, in cui sono morti 42 minatori nell’esplosione a Hegang, nella provincia di Heilongjiang, nel nordest della Cina, e l’11 dicembre quando altri 19 minatori sono morti nell'esplosione avvenuta in una miniera di carbone nei pressi della città di Bursa, nella Turchia nord-occidentale. Anche le successive fasi di lavorazione – ha ribadito Antonino Morabito - ‘uccidono’ il clima, con le emissioni di CO2, e le persone a causa degli inquinanti che fuoriescono dalle ciminiere. Non vi sono altre vere ragioni, se non la ricerca di un grande profitto da parte di pochi, nel proporre nuove centrali a carbone o nuove centrali nucleari.”
E infatti, mentre in questi stessi giorni a Copenaghen i governi del mondo stanno discutendo del nuovo accordo per la lotta ai cambiamenti climatici e del ruolo futuro della green economy, l’Italia risponde con il ritorno alla preistoria energetica del carbone e del nucleare. Si tratta dell’ennesimo autogol per il Belpaese. E
Il quadro allarmante descritto rispetto al ruolo del carbone nella tabella che segue rischia di peggiorare ulteriormente nei prossimi anni, con l’apertura della nuova centrale di Civitavecchia, le autorizzazioni date per la riconversione di una grande centrale a Porto Tolle e gli ampliamenti richiesti di quelle di Fiumesanto e Vado Ligure. E il governo vuole ammorbare anche
L’investimento nelle energie rinnovabili in Calabria come nelle altre regioni consentirebbe di contrastare il folle uso di carbone per la produzione elettrica in un Paese come il nostro che deve recuperare i grandi ritardi accumulati fino ad oggi nella lotta ai cambiamenti climatici. Le rilevanti emissioni specifiche di CO2 della produzione elettrica da carbone sono, infatti, inevitabili. Anche le centrali di nuova generazione come quella di Civitavecchia non riescono a scendere al di sotto dei
Fino ad oggi gli atti del Governo Berlusconi in campo energetico vanno in direzione opposta a quella della lotta ai cambiamenti climatici e allontanano l’Italia da quel new deal verde che stanno perseguendo alcune potenze mondiali, in primis gli Stati Uniti d’America di Barack Obama che nello Stimulus Act, il piano anticrisi approvato definitivamente nel mese di febbraio 2009, non prevede più i 50 miliardi di dollari previsti inizialmente per finanziare nucleare e carbone ‘pulito’. Questo è l’esempio da seguire, altrimenti continueremo a fare politiche energetiche di retroguardia - come avvenuto finora con la benedizione di Confindustria - che condanneranno il nostro Paese a rincorrere le scadenze dei protocolli internazionali, a pagare le conseguenti sanzioni per non aver rispettato i patti e a non investire in quelle tecnologie verdi che possono rilanciare la nostra economia oggi per metterle a disposizione domani dei nuovi mercati internazionali di Cina e India. Sarebbe l’ennesima occasione persa che non ci possiamo più permettere.
Reggio Calabria, 16 dicembre 2009
Ufficio stampa Legambiente Calabria
(Anna Foti tel. 339.2046023)
ALLEGATO: Nota sul Carbone
Nel bilancio degli impianti più inquinanti il carbone si conferma uno dei principali problemi della lotta ai cambiamenti climatici in Italia. Nonostante contribuisca solo per il 14 per cento alla produzione di energia elettrica nel 2008, il carbone è responsabile di oltre il 33 per cento delle emissioni generate da tutto il comparto di produzione di elettricità (vedi tabella 1).
|
Società |
2008 emissioni MtCO2 |
Differenza quote/emissioni MtCO2 |
Variazione 2007/2008 % | |
|
Centrale a carbone di Brindisi Sud |
Enel |
14,9 |
+3,9 |
5,0 |
|
Acciaierie di Taranto |
Ilva |
10,8 |
-2,5 |
1,5 |
|
Centrale a gas di Taranto |
Edison |
9,3 |
+5,3 |
-2,5 |
|
Raffineria Saras |
Gruppo Saras |
6,2 |
+3,6 |
-0,7 |
|
Centrale a carbone di Fusina |
Enel |
4,8 |
+0,7 |
12,2 |
|
Centrale a carbone di Vado Ligure |
Enel |
4,3 |
+0,1 |
13,5 |
|
Centrale a carbone di Fiume Santo |
E.on |
3,9 |
+0,7 |
-9,0 |
|
Raffineria di Gela |
Gela S.p.a |
3,4 |
+0,4 |
-13,3 |
|
Centrale a carbone di |
Enel |
3,3 |
+0,3 |
-9,0 |
|
Centrale a gas di Ferrera Erbognone |
EniPower |
3,3 |
+0,8 |
10,3 |
|
Centrale a olio S. Filippo del Mela |
Edipower |
3,1 |
+0,0 |
-8,2 |
|
Centrale a carbone di Brindisi Nord |
Edipower |
2,8 |
+1,5 |
-4,4 |
TABELLA 1
2008: i 12 impianti più impattanti sul clima in Italia
Fonte: Legambiente da Registro europeo emissioni ETS CATL
Tra gli impianti già autorizzati, quelli che attendono la valutazione di impatto ambientale e quelli per ora solo ipotizzati, l’opzione carbone potrebbe costare al nostro paese quasi un raddoppio della CO2 generata dalle attuali centrali, con un aggravio di 38,9 milioni di tonnellate di CO2, che corrisponderebbe alla CO2 emessa ogni anno da un paese come
TABELLA 2
Le nuove centrali a carbone previste in Italia
|
Società |
Stato del progetto |
MW |
emissioni MtCO2 | |||
|
Civitavecchia |
ENEL |
Realizzata, accensione prevista nel 2010 |
1980 Mw |
10,3 | ||
|
Fiumesanto |
Endesa |
Autorizzata |
410 MW |
1,7 | ||
|
Vado Ligure |
Tirreno Power |
Autorizzata |
460Mw |
2,4 | ||
|
Porto Tolle |
ENEL |
Autorizzata |
1980 MW |
10,3 | ||
|
Saline Joniche |
SEI |
in attesa di autorizzazione |
1200 MW |
7,5 | ||
|
Rossano Calabro |
ENEL |
Ipotizzata |
1200 MW |
6,7 | ||
|
Sulcis |
ENEL |
Ipotizzata |
Nd |
Nd | ||
|
Totale |
38,9 | |||||
Fonte: Legambiente