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sabato 23 gennaio 2010
Rosarno, testimonianza di accoglienza, diventi fucina di legalita'

 

 Rosarno,

testimonianza di una comunità di accoglienza,

diventi fucina di legalità

I recenti fatti di cronaca a Rosarno hanno posto un accento significativo sulle conseguenze disastrose generate dal mancato equilibrio tra l’ambiente e l’uomo che lo abita, tra l’uomo e l’uomo di uno stesso luogo. Oggi tali dinamiche sono arricchite dalla multi etnicità di cui ormai ogni formazione sociale è pregna. Legambiente Calabria sottolinea come le vicende di Rosarno,  gli episodi di violenza e intolleranza e le condizioni di invivibilità degli insediamenti dei cittadini africani abbiano, nel loro complesso intreccio, posto in luce la degenerazione di una mancata armonizzazione tra uomo e ambiente e tra uomo e uomo. Una degenerazione prevedibile già lo scorso anno all’indomani dello smantellamento del campo dell’ex cartiera, diventato ancor più invivibile a causa delle conseguenze del tragico rogo e per la presenza massiccia e pericolosa di amianto. Già lo scorso anno, da Campo Calabro in occasione della manifestazione “Castelli di Pace”, infatti, Legambiente rivolgeva, profetica e inascoltata, un appello alle Istituzioni e alla Protezione civile, affinchè facessero meglio e di più. “Occorre raccogliere la sfida di saper dare risposte credibili ed efficaci  - aveva dichiarato Legambiente - sul terreno delle garanzie di stabilità e di civiltà per gli immigrati, soprattutto in vista della prossima stagione autunnale. Da San Ferdinando e Rosarno – proseguiva Legambiente - passa una prova per misurare l’impronta di multietnicità, accoglienza e umanità con cui il Governo Regionale ha deciso di connotare la sua azione amministrativa”. La creazione di adeguate strutture di accoglienza, anche mediante l’utilizzo o la riconversione di strutture già esistenti, doveva essere la prima scommessa in vista dell’imminente, pacifica “invasione” di lavoratori che vi sarà in autunno nel periodo della raccolta in agricoltura. La questione era stata ampiamente centrata già un anno fa ma, dopo quanto accaduto, non resta che ammettere che tale scommessa è stata perduta e il perché è ormai sulle cronache degli ultimi giorni. Ciò che rimane, comunque, in ombra in tutta questa vicenda è invece la storia di accoglienza e inclusione che ha caratterizzato questa esperienza calabrese. L’accoglienza e l’inclusione rappresentano i viatici ideali per l’integrazione di minoranze straniere all’interno di ogni comunità. Troppe sono state tuttavia le inadempienze alla base della frattura tra territorio e comunità e tra comunità e comunità che sono esplose in modo violento nei giorni scorsi.

 Nella sua accezione più significativa, la comunità è rappresentata da una sintesi virtuosa tra un ambiente sano e vivibile e una popolazione che lo abita come luogo e come fucina di confronto e inclusione. L’ambiente è infatti il contesto per eccellenza, la cui crescita e il cui rispetto dipendono da persone responsabili e politiche attente. Così si misura il benessere di una comunità e la sua capacità di favorire lo sviluppo del luogo in cui insiste ed esiste.

Dunque ogni comunità e ogni luogo rappresentano, nel bene e nel male, la testimonianza di civiltà e rispetto della persona di qualsivoglia provenienza e l’esperienza di Rosarno non è altro che un’occasione per ripristinare quell’armonia, non realizzata in questi decenni, per l’assenza delle istituzioni e la prevaricazione mafiosa, per lo sfruttamento del lavoro nelle terre e la crisi dell’agricoltura, per le violazione di diritti fondamentali e il degrado di aree urbane sottratte alla libera fruizione di ogni cittadinanza. Proprio nel giorno in cui Rosarno diviene la capitale dell’antimafia calabrese, Legambiente rilancia la necessità di questa armonia, confermando in modo ancor più forte anche il suo impegno contro l’ecomafie, ossia il crimine organizzato mafioso i cui intrecci illeciti e i cui traffici pregiudicano la vivibilità e la salubrità dell’ambiente, il benessere dell’uomo che vive in tale ambiente.                                   

 

Reggio Calabria, 23 gennaio 2010

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