Piogge abbondanti e maltempo di queste ultime settimane
hanno consegnato ai suoi abitanti una Calabria fragilissima
dal punto di vista idrogeologico. L’ultimo episodio di una
preoccupante serie, per altro ciclica nel tempo, solo ieri
quando una frana nel vibonese a Maierato ha causato
smottamenti tali da rendere necessaria l’evacuazione
dell’abitato (200 persone). Problemi idrici
attanagliano anche Catanzaro e Cosenza. La Sila è invece
stremata dalla neve e chiusa la statale 18 all’altezza di
Cetraro a causa di un costone pericolante. La Calabria non
è sola. Anche in Sicilia, regione già profondamente
colpita nei mesi scorsi nel messinese, continua a franare e
sono tantissimi i centri evacuati. Dopo questo bollettino
tutt’altro che rassicurante, Legambiente torna a
riaccendere i fari sulla necessità di investire sulla
sicurezza del territorio piuttosto che aumentare la spesa,
oggi giunta a cinque miliardi di euro, per la costruzione
della megastruttura del Ponte sullo Stretto.
“L’allarme e la preoccupazione che esprimiamo,
unitamente alla solidarietà per le popolazioni coinvolte
– ha spiegato Franco Saragò, della segreteria regionale
di Legambiente Calabria - denuncia la mancata inversione di
tendenza rispetto a prassi di abusivismo legalizzato e di
costruzioni di opere pubbliche che, non rispettando
l’ecosistema, aggravano il dissesto territoriale già
esistente nella nostra regione. La Calabria, particolarmente
esposta al rischio sismico, è anche caratterizzata da
località il cui abitato sorge su posizioni apicali, in
passato predilette per questioni strategiche, che oggi
espongono le comunità che vi risiedono al costante rischio
di frane e smottamenti anche a seguito di piogge non
torrenziali”.
Legambiente, proprio a Vibo nel novembre scorso, presentava
ufficialmente il dossier sul dissesto idrogeologico
“Ecosistema rischio 2009”, nell’ambito
dell’iniziativa nazionale denominata “Operazione
Fiumi” . Già in quell’occasione Legambiente
fotografava la Calabria come un territorio vulnerabile con i
suoi 409 comuni tutti esposti a rischio di frane o
alluvioni. “Nulla, o quasi, si è fatto da novembre fino
ad oggi – ha continuato Franco Saragò - per contenere
le conseguenze dell’operato di amministrazioni che non
hanno perseguito l’obiettivo della sicurezza del
territorio ma piuttosto quello di un utilizzo insano del
territorio e del suo sfruttamento. Inoltre, a completare un
quadro, in cui urge intervenire al più presto, anche il
dato contenuto nel suddetto dossier prima citato secondo il
quale pochi comuni calabresi hanno adottato e messo in
pratica un piano di Protezione Civile”.
Testualmente si legge nel rapporto “Ecosistema Rischio
2009” che Una regione sottoposta al rischio di frane e
alluvioni: il 100% dei comuni calabresi sono classificati a
rischio idrogeologico dal ministero dell’Ambiente e
dall’Unione delle Province Italiane. L’85% delle
amministrazioni che hanno risposto alle interviste ha
abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi e
nelle aree a rischio frana, il 45% delle municipalità
monitorate presenta addirittura interi quartieri in zone a
rischio, mentre il 61% ha edificato in tali aree strutture e
fabbricati industriali, con grave rischio non solo per
l'incolumità dei lavoratori ma anche per eventuali
sversamenti di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni
in caso di alluvione. Ancora, nel 27% dei casi presi in
esame sono presenti in zone esposte a pericolo strutture
sensibili, come scuole e ospedali e strutture ricettive
turistiche, ad esempio alberghi o campeggi (….). Le
delocalizzazioni procedono a rilento: solo nel 7% dei casi,
infatti, sono state avviate iniziative di delocalizzazione
di abitazioni dalle aree più a rischio. Zero assoluto,
invece, per quanto riguarda le delocalizzazioni di strutture
industriali. è evidente, quindi, che questi vincoli devono
essere ulteriormente rafforzati. In appendice alcuni schemi.
“La maggiore vulnerabilità del nostro territorio –
spiega Franco Saragò - è attribuibile ad un uso del
suolo e delle acque che troppo spesso continua a non
considerare le limitazioni imposte da un rigoroso assetto
idrogeologico. Dunque Legambiente – conclude Franco
Saragò - sollecita le istituzioni a priorizzare la
condizione di fragilità del territorio affinchè si
proceda con interventi di contenimento ma soprattutto di
prevenzione di un dissesto più volte denunciato e ciò
per evitare conseguenze e rischi per le popolazioni troppe
volte già annunciati”.
COMUNI A RISCHIO IDROGEOLOGICO IN CALABRIA
Regione Provincia Frana Alluvione Frana e alluvione Totale %
totale comuni
Calabria 57 2 350 409 100%
CS 26 1 128 155 100%
CZ 4 0 76 80 100%
KR 2 0 25 27 100%
RC 10 1 86 97 100%
VV 15 0 35 50 100%
Fonte: Report 2003 - Ministero dell’Ambiente e della
Tutela del Territorio e Unione Province d’Italia
Elaborazione: Legambiente
ATTIVITA’ REALIZZATE DAI COMUNI DELLA CALABRIA
Attività Numero Comuni Percentuale Comuni
Esposizione ai rischi
Abitazioni in aree a rischio idrogeologico 71 85%
Quartieri in aree a rischio idrogeologico 38 45%
Industrie in aree a rischio idrogeologico 51 61%
Strutture ricettive in aree a rischio 23 27%
Attività
Delocalizzazione di abitazioni 6 7%
Delocalizzazione di fabbricati industriali 0 -
Vincoli all’edificazione nelle aree a rischio 66 80%
Manutenzione delle sponde 35 42%
Opere di messa in sicurezza 47 57%
Piano d’emergenza 64 77%
Aggiornamento del piano d’emergenza 39 47%
Sistemi di monitoraggio e allerta 16 19%
Struttura di protezione civile operativa (h24) 30 36%
Attività di informazione 18 22%
Esercitazioni 7 8%
Fonte: Legambiente
LAVORO DI MITIGAZIONE DEL RISCHIO IDROGEOLOGICO
SVOLTO DAI COMUNI DALLA CALABRIA
Lavoro svolto Percentuale comuni Classe di merito Numero
comuni Percentuale comuni
Positivo 16% Ottimo 0 -
Buono 3 4%
Sufficiente 10 12%
Negativo 84% Scarso 27 32%
Insufficiente 43 52%
Fonte: Legambiente
Reggio Calabria, 16 febbraio 2010
Addetto stampa Anna Foti 339/2046023