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lunedì 18 gennaio 2010 - Gazzetta del Sud

Amantea (CS) - Il comitato De Grazia: la verità sulla Jolly Rosso

Ernesto Pastore

Amantea

Il comitato civico Natale De Grazia, dopo le dichiarazioni rilasciate da un pentito sulla presunta pericolosità del carico trasportato dalla motonave Jolly Rosso, richiede la massima attenzione sul caso. «Apprendiamo – spiegano i coordinatori del comitato – che un altro pentito di mafia, il terzo dopo Fonti e Di Giovine, avrebbe raccontato alla Dda di Catanzaro molte cose sulle navi dei veleni ed in particolare del carico della motonave Rosso spiaggiata ad Amantea il 14 dicembre del '90. Il pentito pare abbia raccontato di aver preso parte allo smaltimento dei fusti della Jolly Rosso. Poiché si tratterebbe di un cosiddetto capo-bastone della cosca locale, la sua conoscenza dei fatti dovrebbe essere considerata dalla Magistratura più probatoria, fattuale e credibile di quanto non siano state considerate finora le dichiarazioni degli altri due pentiti sulle quali, finora, si è cercato di distendere il velo della delegittimazione per inficiarne l'attendibilità. Le dichiarazioni dei pentiti – proseguono i volontari – anziché essere verificate sul campo in maniera esaustiva ed in forma trasparente, sono state ritenute aprioristicamente poco credibili, al fine di sostenere la tesi del falso allarmismo delle popolazioni locali e per barattare come vere le dichiarazioni ufficiali ed i segreti di Stato. Sappiamo che la credibilità di un pentito non si determina a priori, ma cercando tutti i riscontri obiettivi alle dichiarazioni. Così non è stato per il relitto di Cetraro: in questo caso una nave inviata dal Ministero dell'ambiente ha fotografato un relitto qualsiasi, tra i tanti presenti nella stessa area marittima, senza verificare tutti gli altri relitti circostanti, tra i quali potrebbe trovarsi quello della nave dei veleni indicata dal pentito Fonti. Siamo sempre stati convinti – continuano i referenti del comitato – che il traffico dei rifiuti nocivi sul nostro territorio sia stato gestito da imprese criminali, con diramazioni locali e sotto il controllo delle famiglie che operano sul territorio. Chiediamo a tutte le autorità che hanno il compito di scoprire la verità – concludono – la massima trasparenza sugli atti e l'impegno a lavorare congiuntamente, senza reciproci impedimenti o repentini trasferimenti di indagine».

 

 



Temi: Rifiuti, Legalità

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