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Pronestì: «Se cassa integrazione deve essere, che sia equamente distribuita» Francesco ToscanoGIOIA TAURO «Se il Governo è assente, per ora, basta la presenza della Regione e dei sindacati uniti»: è quanto afferma il Sul (Sindacato unitario dei lavoratori) per bocca del segretario nazionale del sindacato dei lavoratori marittimi , Antonio Pronestì. «Apprendiamo con amarezza dai media – scrive Pronestì – che le problematiche portuali che fanno capo al Governo vengono sminuite dal ministro Matteoli. è vero che le tasse di ancoraggio riguardano tutti i porti italiani, ma è anche vero che solo i porti di Transhipment, che in Italia sono solo tre e tra questi c'è Gioia Tauro, sono quelli che pagano lo scotto maggiore. Il ministro, che non è certo l'ultimo arrivato in termini di tematiche portuali, conosce bene le difficoltà che incontrano le aziende che operano nel settore e se dichiara che è un problema tra privati, facendo intendere che sono solo scuse, la cosa ci preoccupa ancora di più». «Forse – continua il segretario del Sul – il Governo è stanco di correre dietro ai piagnistei di quelle aziende che cercano aiuti e non hanno strategie di sviluppo e rilancio dei porti che gestiscono. Una situazione, questa di Gioia Tauro, certamente da affrontare con il giusto peso per il futuro, ma al momento, visto che la Regione Calabria ha messo sul piatto più di 10 milioni di euro a disposizione per scongiurare la cassa integrazione nell'area portuale e 80 milioni per le infrastrutture, se l'azienda è in buona fede può provare a tentare insieme a tutti i lavoratori il rilancio del porto». «Sappiamo bene che, subito dopo aver risolto il problema della Cigo – prosegue il sindacalista – bisogna aprire un confronto con il Governo e capire quali sono gli strumenti necessari per aiutare i porti italiani se vogliamo reggere il confronto nel mondo della portualità globalizzata. Non vorremmo, però, essere strumento di rivendicazione con il Governo né tanto meno additati come i pazzi di turno che scioperano senza pensare alle ripercussioni che lo scalo potrebbe subire; pensiamo che la responsabilità di una lotta sindacale, preannunciata da tempo e quindi in linea con la normativa vigente, sarà da addebitare alla superficialità con la quale è stato gestito il confronto con l'azienda (ad oggi due sole riunioni di comunicazione senza entrare nel merito delle problematiche e una terza prevista per il 20 gennaio prossimo, a soli tre giorni di scadenza dei tempi per il ricorso alla Cigo)». «Nel caso in cui – è la conclusione di Pronestì – non si dovesse raggiungere un accordo e l'azienda non dovesse accettare di distribuire equamente tra le diverse figure professionali la Cigo, questa potrebbe rappresentare la classica goccia che fa traboccare il vaso. Ormai da tempo facciamo presente che la nostra volontà è quella di scongiurare il ricorso agli ammortizzatori sociali e nel caso in cui l'azienda non voglia accettare le proposte della Regione e intende ricorrere alla Cigo vogliamo, come tutti gli altri sindacati che si sono espressi in merito, la distribuzione equa della cassa integrazione. Non vogliamo e non vorremmo scioperare. Solo l'azienda, che è sempre più sola sulle proprie posizioni, può costringerci a ricorrere all'astensione dal lavoro».
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