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Scuola, Ricerca e Università

Scuola, ricerca e Università

La società della conoscenza dovrebbe rappresentare una grande sfida democratica e dovrebbe significare più conoscenza per tutti. Ma nelle società avanzate si sta diffondendo una sempre più pervasiva ignoranza: crisi dell’istruzione, analfabetismo di ritorno, analfabetismo scientifico che colpisce (al contrario del primo), anche le classi alte, crisi della ricerca pubblica. La radice di questo paradosso sta nel fatto che l’economia ha scoperto che la conoscenza è l’unica risorsa inesauribile in grado di produrre profitti, ed è l’unica risorsa infinita, che più si consuma e più cresce. Ciò ha determinato la riduzione della grande sfida democratica della società della conoscenza a economia della conoscenza, che ha bisogno di trasformare la scienza in merce (attraverso il meccanismo dei brevetti), subordinandola alle possibili applicazioni tecnologiche.
Questo processo sta provocando una trasformazione culturale più profonda. La scienza, infatti, si può trasformare in merce, attraverso il passaggio tecnologico, solo a condizione di trattare il proprio oggetto, che oggi è soprattutto la vita, così come è stata trattata la materia inerte. Ovvero attraverso l’armamentario epistemologico, culturale ed etico del riduzionismo. Per questa via si pongono nuovi interrogativi e si rimette in discussione il rapporto tra etica e scienza, perché, come dice Rita Levi Montalcini “non tutto ciò che è possibile, è anche lecito”.

Ma dobbiamo anche dire con molta chiarezza che la battaglia contro il riduzionismo incontra un primo ostacolo nell’ambientalismo ingenuo e antiscientifico, che spesso cade in posizioni oscurantiste e misticheggianti, ed un secondo ostacolo nelle visioni integraliste che assumono un’unica dimensione (sia essa l’economia o la religione) a misura di tutte le cose, finendo per delegare ad un Ente (qualunque ne sia il nome, mercato o dio) la soluzione dei problemi. E’ da questo punto di vista che si possono riconoscere radici comuni (per quanto contrapposte negli esiti) nelle aspettative scientiste del progetto Genoma con la polemica contro Darwin e l’evoluzionismo, con il progetto intelligente, con la polemica di Papa Ratzinger contro il relativismo, con il senso comune che ormai si lega alla parola magica del DNA, una sorta di nuovo Dio determinista.
Per noi ambientalisti combattere contro lo scientismo e l’oscurantismo è tanto più necessario, per i cedimenti che un parte del mondo ambientalista ha dimostrato a quest’ultima deriva, polemizzando contro la scienza in quanto tale. Tutto questo ci fa dire che la scienza oggi si muove in un’area controversa, in bilico tra visioni molto diverse, in cui si pongono nuovi problemi etici, epistemologici e di rapporto con la tecnologia, in cui quello che va difeso e costruito è il rigore dell’interpretazione razionale e l’inesauribile valore sociale della conoscenza scientifica. Ma va colto anche il contesto più ampio in cui si collocano questi nuovi scenari.

Stiamo infatti assistendo a profonde mutazioni antropologiche, la trasformazione del rapporto tra locale e globale che a buona ragione ci fa dire che oggi “tutto ciò che è locale è globale, e tutto ciò che è globale è locale”, la velocità dei cambiamenti, il peso abnorme della tecnologia, insieme alla precarizzazione del lavoro, all’esplosione di conflitti irrisolvibili, stanno producendo una profonda crisi di fiducia nel futuro. Quella che sta diventando adulta oggi è la prima generazione, da più di un secolo, che è convinta che vivrà peggio dei propri genitori, che non si sente in grado di produrre un proprio progetto di vita. E’ in questo contesto che si radica nel senso comune lo svuotamento dell’idea di progresso e di futuro, che per due secoli è stata egemone in Europa. Si spiega così la crisi dell’ottimismo e della fiducia nelle potenzialità della scienza di eliminare la sofferenza umana. Accanto alla rapida evoluzione dei contesti ambientali, che richiedono una grande capacità di elaborazione e di correttezza scientifica nell’informazione, acquistano un peso strategico il fronte dell’economia, sia sul versante della critica al modello di sviluppo imperante, sia su quello delle potenzialità offerte dalla smaterializzazione e dalla globalizzazione, ed il fronte antropologico, che indubbiamente rilancia oggi la necessità di un’approfondita riflessione sull’etica pubblica.

Se gli scenari qui disegnati, pur nella inevitabile approssimazione dello spazio disponibile, configurano davvero il contesto con cui l’ambientalismo scientifico deve misurarsi, accanto al tradizionale lavoro di approfondimento continuo delle grandi tematiche ambientali, Legambiente intende porsi due nuovi ambiti di lavoro. Occorre interloquire con il mondo della ricerca. A questo proposito sarà indispensabile misurarsi con il sistema della ricerca, con il ruolo della ricerca pubblica e con il suo rapporto con la ricerca privata, con i finanziamenti e con il sistema dei brevetti, che spesso esercita effetti negativi, non rendendo disponibili alla comunità internazionale dati scientifici importanti per il progresso delle scienze. Nella consapevolezza che oggi l’ambiente rappresenta un ambito importantissimo di innovazione e di conoscenza, in cui ricerca pubblica e privata devono cooperare per rispondere adeguatamente all’interesse generale. Sullo stesso piano Legambiente intende perseguire un rapporto più attento e costruttivo con il sistema delle agenzie ambientali e gli istituti di ricerca specializzati, che sono cresciuti negli ultimi anni. C’è poi una sfida culturale, che coinvolge cittadini, decisori politici, addetti ai lavori, educatori, e che riguarda il ruolo della scienza nel suo sempre più complesso rapporto con il sistema sociale, con la tecnologia, con l’etica. Ci dovremo muovere nell’ottica dell’interesse generale e dovremo impegnarci in una vera e seria battaglia culturale per coprire un deficit del Paese, sia su alcune sfide generali sia nei singoli ambiti, misurandoci con le grandi questioni della contemporaneità, per accreditare un ambientalismo che vuole contare nella cultura del Paese. L’ambizione è di costruire nei prossimi anni una “comunità” scientifica, in grado di impegnarsi nella battaglia culturale, richiamando la scienza alla sua responsabilità sociale, mettendo a frutto la forza della visione sistemica e della ricchezza dei punti di vista e dei linguaggi.

 

 

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